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UNA SCUOLA, IL SUO ARCHIVIO, UNA CITTA’
PREISTORIA Dal medioevo al secolo diciottesimo l’istruzione in Italia non era obbligatoria. Solo alla fine del Settecento i principi italiani più illuminati, anche seguendo l’esempio di stati stranieri come la Prussia, mossero i primi passi per legiferare in questo settore. Da un lato le idee della Rivoluzione francese, dall’altro le necessità derivate dalla Rivoluzione industriale posero le basi per un maggiore coinvolgimento della popolazione nel tentativo di eliminare l’analfabetismo. La prima sede fu dislocata presso la scesa occidentale del giardino pubblico dei Ripari (tra le attuali Aiuola Balbo e Piazza Cavour), in un edificio di civile abitazione e venne denominato Collegio di Porta Nuova. (foto 1) Dal 1838 vennero attivati gli insegnamenti di grammatica, umanità e dal 1845 fu istituita nel Collegio di Porta Nuova una cattedra di retorica, secondo le istruzioni che il re di Sardegna aveva inviato al Magistrato della Riforma. (foto2)
Intanto nel 1847 avvenne un importante cambiamento di ordine generale. Carlo Alberto sostituì il Magistrato della Riforma con il Ministero della Pubblica Istruzione e con il Consiglio Superiore, dimostrando un’attenzione crescente verso il problema dell’istruzione pubblica che non poteva più essere demandato alla singola municipalità, ma doveva, invece, essere acquisito specificamente dal potere centrale. La seconda sede fu situata presso il Convento annesso alla chiesa della Madonna degli Angeli, in Via dell’Arcivescovado (nell’attuale isolato compreso tra la Piazzetta della Madonna degli Angeli, Via Cavour, Via Pomba, Via Doria e Via dell’Accademia Albertina). La denominazione fu ancora Collegio di Porta Nuova. Gli insegnamenti compresero Grammatica, Umanità e Retorica ancora con la denominazione di scuole di latinità, nonostante che il progetto Lanza del 23 novembre 1855 proponesse per la scuola secondaria con indirizzo classico: le lingue antiche, le lingue straniere, elementi di filosofia e scienze. Tali insegnamenti furono confermati con il decreto del 22 giugno 1857. Con l’ampliamento urbano dell’attuale Piazza Carlo Felice, approvato con il Regio Decreto del 13 marzo 1851, secondo i progetti di Carlo Promis, nacquero i quartieri del Borgo Nuovo e l’aumento della popolazione richiese la costruzione di altre scuole. La terza sede fu in via dell’Arsenale 35 nell’ ex quartiere dei macelli di Monviso, adiacente alle fonderie, per cui prese il nome di Collegio di Monviso. Dai Registri risulta che le discipline insegnate furono grammatica e retorica. (foto 3)
Il Collegio Municipale Monviso diventò con l’Unità d’Italia il Regio Collegio Ginnasio Monviso e seguì l’ordinamento stabilito il 13 novembre 1859 dal decreto legislativo presentato da Casati, reso esecutivo il 19 settembre 1860. (foto 4 e foto 5) Si previde che la scuola secondaria fosse organizzata in cinque anni di ginnasio, a carico dei comuni, con esame di licenza finale per l’accesso al liceo. Tale corso di studi corrispose ai precedenti corsi di grammatica e di umanità a cui seguirono tre anni di liceo, equivalenti al corso di filosofia, parzialmente a carico dei comuni, con esame di licenza finale per accedere all’università e ad alcuni concorsi pubblici. Nel 1865 il Ministro della Pubblica Istruzione Natoli con il Regio Decreto istituì i primi 68 Licei Classici del Regno. A Torino i Collegi del Carmine e di S. Francesco da Paola presero la denominazione di Liceo Classico "Cavour" e di Liceo Classico "Gioberti". Lo Stato italiano, con l’affermazione della cosiddetta sinistra storica, si assunse la responsabilità di garantire ai cittadini un’istruzione di base uguale per tutti. Ciò avvenne con la legge Coppino del 1877.
STORIA Dal censimento scolastico del 1877 risulta che in Via dell’Arsenale 35, esisteva soltanto il Regio Ginnasio Monviso. In seguito all’aumento costante degli allievi dei licei e dei ginnasi nella città, il 1 agosto 1881 l’Ufficio Istruzione chiedeva al Prefetto, presidente del Consiglio Provinciale Scolastico, perché il Ministero della pubblica Istruzione non avesse ancora consentito la fondazione di un terzo Liceo Classico. Finalmente l’11 maggio 1882 il Consiglio Comunale di Torino, con delibera della Giunta, stabilì l’istituzione di un terzo liceo e il 12 giugno 1882 ne definì l’attuale sede, trasferendo la Scuola Tecnica ivi collocata.
Nel 1912-1913 trovò applicazione la legge n. 860 del 21 luglio 1911 per la formazione di sezioni di ginnasio superiore e di liceo moderno, come illustrato nel Bollettino Ufficiale n. 39 del 7 settembre 1911. Per quanto concerne l’idea di suddividere gli alunni provenienti dalla scuola elementare in diverse tipologia di scuole: corsi di avviamento professionale, scuole complementari e primi tre anni del Ginnasio, lo stesso Augusto Monti, insigne docente del Liceo "D’Azeglio", già nel 1922, in un’analisi dei principi ispiratori della riforma, ne sottolineò gli aspetti classisti, che determinavano irrevocabilmente il destino degli studenti, in un’età ancora molto giovane. Con la riforma Gentile il ginnasio di cinque anni fu quindi suddiviso in: tre più due, cui seguì il liceo classico di tre anni. Durante il regime fascista furono annullate molte leggi e si modificò l’impianto complessivo dell’apparato sociale. Ciò determinò cambiamenti sostanziali anche all’interno della scuola. Esempio eclatante fu l’approvazione delle leggi razziali del 1938. Già all’inizio dell’anno scolastico 1938-39 furono rifiutate le iscrizioni degli studenti di razza ebraica. Nei registri del liceo "D’Azeglio" se ne trovano numerose attestazioni. Nel 1939-1940 la Carta della Scuola del ministro Bottai propose una riforma derivata dalla necessità di creare una scuola di massa, distinta e gerarchizzata in funzione dell’economia del regime e caratterizzata dall’istituzione da una scuola media della durata di tre anni, per unificare i corsi inferiori di licei, istituti tecnici e magistrali, lasciando però la scuola di avviamento professionale. La riforma venne applicata concretamente solo verso la fine del secondo conflitto mondiale. Con il 1945 entrarono in vigore i Programmi provvisori stilati da una commissione presieduta dagli alleati . PERCHE' IL RIORDINO ? Certe dell’importanza che il "D’Azeglio" ha avuto nella storia di Torino, sia per i suoi prestigiosi insegnanti che per i suoi illustri allievi, essendo una scuola di lunga e consolidata tradizione, abbiamo pensato di riordinarne l’archivio per tutelarlo e per renderne possibile la valorizzazione e la fruizione. Gli archivi scolastici, infatti, possono essere depositari di fonti molto utili anche per la ricostruzione della storia del tessuto urbano e sociale in cui sorgono. Infatti la storia di una singola istituzione scolastica si intreccia con la storia generale della scuola e, attraverso il suo archivio riordinato e inventariato, se ne possono percorrere le tappe. Non dimentichiamo di citare l’uso più ovvio, cui le persone fanno riferimento quando pensano agli archivi: il fine giuridico, cioè la possibilità di ritrovare documenti utili a provare le tappe del proprio iter. Ma la ricerca della testimonianza del ruolo sociale civile che le scuole svolgono nel proprio territorio è senza dubbio più stimolante. Di fronte ad un archivio storico scolastico ci si deve porre importanti obiettivi: il sostegno dell’attività didattica dell’archivio e nell’archivio, la collaborazione con le istituzioni scientifiche e culturali, la preparazione di materiale illustrativo come strumento di divulgazione. Siamo state appoggiate nelle nostre idee e nel nostro lavoro dalla Soprintendenza Archivistica del Piemonte e della Valle d’Aosta che, di fronte ad una sempre maggiore consapevolezza del valore degli archivi storici scolastici come beni culturali a tutti gli effetti, sta perseguendo una politica di attenzione e di tutela. Inoltre la Regione Piemonte ha apprezzato il nostro progetto e, per la prima volta, ha finanziato il riordino di un archivio di questo tipo, con l’intenzione di promuoverne la valorizzazione e farne conoscere ad un pubblico sempre più vasto il patrimonio documentario attraverso la diffusione in rete dell’archivio informatizzato con l’applicativo Guarini archivi. La sensibilità di alcuni docenti del "D’Azeglio", che già da anni erano impegnati nella cura e nella risistemazione dell’archivio come luogo della memoria, ci ha permesso di incontrarci su un terreno di comuni intese. Anche lo staff di presidenza, in particolare la vice-preside e la collaboratrice, la direttrice dei servizi amministrativi e il suo staff, si sono dimostrati disponibili e interessati fin dal primo incontro ed il preside ci ha incaricate del riordino. Nel giugno del 2006 abbiamo effettuato la prima ricognizione degli spazi contenenti varie parti dell’archivio, che erano custodite ai diversi piani, a partire dal sotterraneo. Vi sono stati vari sopralluoghi e numerosi incontri. DESCRIZIONE DELL'ARCHIVIO Le prime difficoltà riscontrate sono state dovute proprio alla dispersione dei documenti e alla loro conservazione in luoghi diversi, spesso non idonei per vari motivi. E’ risultato complesso fare un censimento per redigere un elenco di consistenza, quindi fare una schedatura preliminare e successivamente operare una separazione tra l’archivio storico e quello di deposito. In più i documenti di periodi diversi erano mescolati all’interno delle stesse unità di conservazione, che necessitavano quindi di un esame dettagliato, prima di riuscire a individuare i criteri di riordino. Numerosi sono i fascicoli del Personale, soprattutto docente, che testimoniano il passaggio e la permanenza, a volte prolungata, di illustri professori nelle aule del "D’Azeglio". DALLA A ALLA Z: UNA CLASSE "FANTASTICA"!
Se, superando i limiti posti dal tempo si volesse comporre una classe speciale di studentesse e studenti famosi del D’Azeglio che l’hanno frequentato entro il 1968, (limite cronologico attuale per l’archivio storico) e se non si considerassero le loro differenti date di nascita, all’appello risponderebbero: A. Clara, Giovanni, Maria Sole, Susanna e Umberto Agnelli, Gian Carlo Alessio, Roberto Alonge, Ermanno Anfossi, Piero Angela, Roberto Antonetto, Franco Antonicelli, Emilio, Emanuele ed Ennio Artom. B. Giorgio Balmas, Giorgio Barberi Squarotti, Vittorio Bersezio, Piero Bianucci, Alfredo Biondi, Rodolfo Biscaretti Di Ruffia, Luigi e Norberto Bobbio, Renato Bordone, Paolo Boringhieri, Carlo Alfonso Buffa di Perrero, Rocco Buttiglione C. Carlo Campagnoli, Carlo Casalegno, Marco e Renata Carassi, Giorgio Cavallo, Guido Ceronetti, Alvise Chevallard, Furio Colombo D. Enrico e Mario Deaglio, Leonardo Debenedetti, Ester De Fort, Daniela Del Boca, Augusto e Fabrizio Del Noce, Carlo Donat Cattin, Elisabetta Donini, Piergiorgio Dragone. E. Giulio Einaudi, Germana Erba F. Luigi e Raffaella Firpo,Vittorio Foa, Emilio Fogola G. Enrico Gardiol, Franco Garelli, Leone Ginzburg, Renzo e Lisa Giua, Piermario Giugiaro, Raffaele Guariniello, Bianca Guidetti Serra J. Daniele Jallà K. Sigfrido e Wolfango Koelliker L. Giusi La Ganga, Giorgina Lattes, Fabio Levi, Primo Levi, Salvatore Luria M. Gianluigi Marianini, Maria Rosa Masoero, Vittorio Messori, Paolo Messina, Massimo Mila, Lorenzo Mondo N. Barbara Nay, Alba Negri O. Aimaro Oreglia D’Isola, Maria Eleonora e Peppino Ortoleva, Gustavo Ottolenghi, Carla Ovazza P. Elisabetta Palici Di Suni, Giancarlo Pajetta, Cesare Pavese, Ugo Pecchioli, Savino Pene Vidari, Leo Pestelli, Andrea Pezzana, Amedeo Peyron, Marco e Plinio Pinna Pintor, Sergio Pistone, Fernanda Pivano, Michele Portigliatti Barbos R. Agostino Richelmy, Marco Rivetti, Costanza Roggero, Franco Rollier, Franca Romè, Donatella Ronchetta, Ermanno Rostan S. Ugo Sacerdote, Edoardo Sanguineti, Sergio Scamuzzi, Giuseppe Sergi, Isidoro Soffietti, Giovanni Soldati, Mario Sturani, Vittorio Subilia T. Paolo Todros, Giorgio Tourn V. Giorgio Vaccarino, Umberto Vitolo Z. Cesare Zaccone, Albertina e Laura Zagami, Cristina e Laura Zini E GLI ALTRI ? Non ce ne vogliano gli altri personaggi non citati, perché coloro che hanno raggiunto la notorietà nei vari campi del sapere, dell’arte, dell’imprenditoria, dell’economia, dell’informazione, della ricerca, dell’impegno sociale e politico sono innumerevoli. Ai dazeglini attuali suggeriamo di esplorare l’archivio del loro liceo, come fonte primaria per la storia del Novecento, anche nell’ottica della costruzione di un’appartenenza consapevole a questa istituzione centenaria. A contatto con le antiche carte si possono provare curiosità ed emozioni che stimolano a ripercorrere il passato e a riconoscerlo con una partecipazione attiva che porta alla profondità della riflessione. Tanti sono i possibili filoni di ricerca. E’ in via di pubblicazione l’inventario, che verrà messo a disposizione degli studiosi, insieme ai dati informatizzati on line sul sito della regione Piemonte entro la fine del 2008. Speriamo che altre istituzioni scolastiche seguano l’esempio del "D’Azeglio" che, con il riordino del suo archivio, costituisce un modello di buona pratica sia amministrativa che didattica. A tutte le persone interessate un invito: fate rivivere attraverso la fruizione di questo archivio un pezzo della storia di Torino.
*Carla Solarino e Renza Tobia, Archiviste, diplomate alla Scuola di paleografia , diplomatica e archivistica, membri della Sezione Didattica dell’Archivio di Stato di Torino. *Carla Solarino, laureata in Architettura e specializzata in Storia, Analisi e Valutazione dei Beni Architettonici e Ambientali. *Renza Tobia, insegnante, docente tutor I.R.R.S.A.E., diplomata in Psicologia e laureata in Storia.
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